Cari Lettori, prima di arrivare alla vera questione di nostro interesse è bene sempre fare il punto della situazione per capire dove ci troviamo e cosa sta succedendo.
Nella serata di ieri l’altro abbiamo assistito ad un fatto epocale, il prezzi del WTI, il petrolio del Texas ha raggiunto quotazioni negative a – 37$ al barile.
Nel mio canale Telegram la sera in questione, tanti amici investitori e traders di lungo corso mi chiedevano se una commodity può avere prezzo negativo?
La risposta è semplicemente si! Una commodity che ha come sottostante una materia fisica, può assumere anche valore negativo.
Nella realtà dei fatti, in assenza di domanda la merce può essere ceduta ad un costo negativo per due ordini di motivi sia perché lo stoccaggio ha un costo, e sia perché avendo le riserve piene non si ha altra possibilità di immagazzinamento e, fermare gli impianti produttivi avrebbe non solo notevoli costi alla ripartenza ma anche un deterioramento meccanico degli stessi e, quindi, si parla di ben altre cifre rispetto al perdere guadagni per la merce a magazzino.
Quindi allo stato attuale, coloro i quali hanno ancora capacità di stoccaggio lo immagazzinano a costi nulli (solo costo di trasporto merce) e potranno rivenderlo da luglio in poi a costi sopra i 30$ al barile, presumibilmente, trovando benefici economici, atteso che il petrolio non si deteriore ma ha una consistente parte volatile e quindi diminuisce il peso al trascorrere del tempo.
Tornando ai fatti, nella notte lo stesso presidente Usa Donald Trump ha twittato dal suo account personale dicendo che erano tanti anni che le scorte di greggio negli stati unti non erano a questi livelli (full) e per di più ottenute a prezzi di carico estremamente vantaggiose….omissis…
Nella mia WatchList compaiono assolutamente ENI e TOTAL, anche alla luce dei rumors circa acquisti massivi di loro azioni da parte di Saudi Aramco.

Ciao Francesco! Hai fatto una disamina molto interessante. Personalmente non concordo pienamente sull’ipotesi di un prolungamento del lockdown delle attività produttive o, quantomeno, della continua delimitazione delle zone rosse per il timore di nuovi picchi di contagio. Questa però è solo un’opinione soggettiva mediata da notizie provenienti da più fonti e mai coerenti tra loro.
Per quanto riguarda l’attenzione posta sui titoli Oil, ritengo molto interessanti le considerazioni fatte su Eni. Un pò di titubanza invece nei confonti di Total per il fatto che quest’anno non avverrà lo stacco dei dividendi … E il prossimo anno che succederà? Penso che in questo periodo non sia possibile fare previsioni a lungo termine verosimilmente chiare, quindi credo debba prevalere la soggettiva predisposizione all’investimento: obiettivi e rischi che si è disposti a correre a breve/medio termine. Grazie come sempre per i preziosi spunti di riflessione. Erika
Ciao Erika, grazie dei tuoi contributi, che mi danno la possibilità di ulteriori riflessioni.
Passo a farne un’altra breve:riguardo a Total: potrebbe essere vero che quest’anno non stacchi dividendo perchè abbia bisogno o richieda gli aiuti di stato; ma teniamo sempre presente che la resilienza di questi titoli è dovuta, in questo particolarissimo contesto di mercato, oltre che a riserve proprie anche ad “aiuti” esterni. Ciò detto non darei per certo che la società abbia bisogno di altre iniezioni di capitali. Ma da investitori accorti mettendoci nel caso peggiore, qualore li chiedesse allora quest’anno non darebbe dividendi ( una possibilità). Ed il prossimo anno? Il prossimo anno come per tutte le aziende del mondo l’investitore non ha mai la certezza della cedola, quindi un margine di rischio c’è sempre. Ponevo l’attenzio su questi titoli per due ordini di motivi: il primo la resilienza dimostrata, il secondo per l’interessante rendimento. Naturalmente queste sono considerazioni a carattere personale e non vogliono essere per nessun motivo invito all’investimento che come tale ha numerosi richi.
Un mio commento all’articolo di Francesco
Fonti di informazione alternative alle “cantilene” proposte dal mainstream ed analizzando le varie posizioni assunte dagli attori in gioco (molto grossi e potenti!!) mi palesano un quadro generale a livello globale che in parte mi porta a concordare con l’analisi effettuata ed in parte no su questa “cosiddetta pandemia”; comunque sia, in estrema sintesi e per non entrare in dettagli, non vi è dubbio che siamo di fronte a scenari INCONSUETI dove “guerre in corso in versione 4.0” si ripercuotono sui mercati (forse!!!.. addirittura ne sono gli elementi scatenanti) e determinano questi scenari che tutti vediamo. Noi popolo di retail che operiamo nel mercato senza alcuna possibilità di poterlo influenzare, dobbiamo quindi intraprendere le nostre scelte. Non vi è dubbio che i titoli proposti, di primaria importanza, come ENI e TOTAL, entrambi nel settore energetico del petrolio, sono giustamente da tenere sotto la lente di ingrandimento. La brillante analisi condotta sui due titoli, con un piano di accumulo di posizioni condotto in modo frazionato secondo i target individuati, potrebbe portare ad un investimento nel medio – lungo periodo (3-5 anni) ad ottimi risultati. In un ottica più speculativa, non disdegnerei la composizione di uno SPREAD fra gli stessi due titoli azionari analizzandone la stagionalità (in passato quando questi due titoli sono entrati in direzionalità sembra che il titolo TOTAL sia molto più reattivo del titolo ENEL).
Buongiorno Angelo e grazie del contributo.
Bene la tecnica dello spread è gia una tecnica più evoluta del mero investimento del cassettista, ma sicuramente interessante.
Anzi ti dirò di più, potrebbe essere fatto uno spread da cointegrazione con le opzioni….ma devo calcolarne il coefficiente per vederne il migliore ingresso. Lo proporrò sicuramente nel canale Telegram fare trading in opzioni.
A presto!
Buonasera Francesco, concordo pienamente con la tua analisi, secondo me il momento è molto buono per un ingresso diretto e indiretto sul petrolio. In realtà preferisco un ingresso sulla comodità piuttosto che sulle società quotate che trattano il greggio. Poi sono sempre più convinto che un ulteriore intervento dell’OPEC arriverà a breve per “difendere” i paesi produttori e salvaguardare la stabilità del sistema che ora vacilla. Grazie per il contributo e buona serata.
Buonasera a te…
beh certo investire sul sottostante, oggi più che mai potrebbe presentare percentuali di gain dell’ordine del 250/300% in un intervallo di tempo brevissimo, ma come controparte sempre evidenti rischi di un altro shock sul mercato; per non parlare, poi, della esposizione nozionale vista la size (valore) del contratto future sul petrolio che richiede una buona capitalizzazione personale.
Ancora, è bene precisare che l’investimento sul petrolio è ben diverso dall’investimento nelle aziende che sono realtà
produttive con caratteristiche intrinseche diverse benché poi come core business hanno la trattazione, veicolazione trasformazione ecc, del sottostante ( petrolio).
Grazie per il tuo spunto riflessivo
Buona domenica!
Bell articolo …Purtroppo non ho mai seguito Eni, ma hai fatto una disamina veramente esaustiva….complimenti
Buongiorno Daniele, grazie per i complimenti
fanno sempre piacere.
Continua a seguirci
A presto
Francesco
Per quanto trovi l’investimento in queste due aziende, profittevole da qui a 1/2 anni, sono dubbioso sull’effettiva espansione di questo settore, che ormai da 2/3 anni vive al ribasso.
Le due aziende in questione, propongo con costanza trimestrali sotto le aspettative degli analisti, questo sin da prima del Corona Virus e dalla crisi attuale del petrolio.
Il boom dell’elettrico, e la ricerca dell’emissione zero, presto metteranno fine a questo ciclo industriale. La causa del cambio epocale non sarà solamente da trovare nell’automotive, ma anche nella stessa produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Il prezzo del petrolio a 50/60 dollari era gia poco sopra i BEP di alcuni paesi esportatori, e il prezzo viene tenuto basso, a mio parere, per disincentivare lo sviluppo di una economia pulita, al momento più costosa.
Ma quanto a lungo si può bloccare e limitare il cambiamento?
Il petrolio è il passato, e si basa su un modello economico industriale ormai vecchio più 120 anni
Ciao Vincenzo, sempre interessanti le tue disamine
e le condivido in parte come assoluta eventualità.
La crisi del petrolio a mio avviso è solo un riassetto geopolitico delle forze economiche ed in tali circostanze facevo notare la resilienza che queste due aziende hanno mostrato in tale particolare congiuntura.
Anzi l’occasione mi è gradita per aggiungerne in watchlist un’altra che è Royal Dutch, ma a te non mancherà sicuramente.
Ritornando al tuo ragionamento vero è, che prima o poi il boom delle energie alternative potrà nel lungo termine subordinare l’oro nero, ma a mio avviso, fino a quando il petrolio significherà potere questa rivoluzione energetica sarà rallentata, purtroppo.
Concludo dicendo che, nella ottica della composizione di un portafoglio azionario una parte della torta relativa al settore OIL deve esserci; anzi, nel prossimo articolo vedremo come creare un portafoglio azionario internazionale (Europeo) ben decorrelato.
Continua a seguirci
Buona giornata e buona domenica